CANAPA, THC e CBD.

CANAPA, THC e CBD.

Inizialmente la coltivazione della canapa a scopo terapeutico in Italia è stata affidata all’istituto farmaceutico militare fiorentino. Questa istituzione doveva sopperire alla richiesta di infiorescenze ricche in THC derivate dalla coltivazione della Cannabis Indica. Questa varietà ricca in costituenti psicoattivi fino a poco tempo prima era considerata in Italia solo una droga di abuso priva di possibilità applicative nel mondo medico. Le evidenze scientifiche e la ricerca per vie non legali della pianta da persone affette da diverse patologie, spinse L’Italia a fare un passo in avanti ed iniziare la sperimentazione attraverso la distribuzione nelle farmacie territoriali. L’attuale incremento di richiesta del prodotto sta spingendo il governo a trovare dei partner privati che ne consentano una produzione sicura e che possa colmare le richieste nazionali. Poco tempo dopo, nel sottobosco delle possibilità dovute a questa pianta veniva anche concesso la possibilità agli agricoltori di coltivare l’altra varietà ovvero la Cannabis Sativa attraverso la Legge sulla Canapa del 2 dicembre 2016, n. 242. Quest’ultima varietà, molto scarsa in THC sarebbe stata destinata a comporre alimenti, tessuti, aromi e biomasse. Molti agricoltori si sono orientati verso questa attività sfruttando a volte dei Vacum Legislativi che non regolamentano la vendita ma solo la coltivazione. Allo stato dell’arte infatti solo le sementi e l’olio ottenuto da esse sono considerati alimenti mentre niente è specificato per i fiori, le foglie e il fusto.               Mentre il legislatore deve ancora capire cosa stia succedendo il nostro mercato è inondato da alimenti di ogni genere a base di canapa sativa. Oltremodo, le infiorescenze vengono anche vendute per varie finalità tra le quali quelle aromatizzanti, biomasse e per  scopi didattici e di ricerca. Se però il professionista ricerca la cannabis sativa all’interno della lista dei Botanicals che il ministero della salute permette all’interno degli integratori, le infiorescenze, le foglie e il fusto non vengono inserite (solo semi ed olio dei semi). Considerando che la cannabis sativa è ricca in CBD ma non in THC che deve essere al di sotto dello 0,2 % non dovrebbero esserci problemi di abuso ma ancora tutto sembra procedere con piedi di piombo. Allo stesso tempo in U.K. è già stato registrato un farmaco a base di CBD ma anche in questo caso il problema potrebbe essere superato come fu per il caso della Melatonina a cui dopo notifica come farmaco è stata comunque permessa negli integratori in percentuali più ridotte (dai 5 mg si è passati a 1 mg). Nell’attesa che tutto si chiarisca e che delle regole vengano emesse tutto rimane in una nube molto Fumosa.